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Chirurgia robotica nel distretto testa-collo: TORS e tiroide

Immagine schematica di una sala operatoria in cui si sta eseguendo una TORS - chirurgia robotica trans-orale
TORS - chirurgia robotica trans-orale

Negli ultimi anni la chirurgia robotica ha trovato un ruolo sempre più definito anche nel distretto testa-collo. Tuttavia, parlare di “chirurgia robotica” in modo generico può essere fuorviante, perché non esiste un’unica robotica, né un’unica indicazione valida per tutti i pazienti.


Nel testa-collo, infatti, la tecnologia robotica viene utilizzata principalmente in due contesti distinti, con obiettivi e razionali differenti:

  • la chirurgia robotica transorale (TORS), impiegata nel trattamento di tumori selezionati delle vie aero-digestive superiori, in particolare dell’orofaringe e, in casi scelti, della laringe;

  • la chirurgia robotica della tiroide, eseguita attraverso accessi remoti (come l’approccio trans-ascellare), con finalità prevalentemente legate al tipo di accesso chirurgico e, in pazienti selezionati, anche a considerazioni estetiche.


In entrambi i casi, il robot non rappresenta una terapia in sé, ma uno strumento che può ampliare le possibilità tecniche del chirurgo quando inserito in un percorso diagnostico-terapeutico corretto, basato su stadiazione accurata, selezione del paziente ed esperienza del team.


Questo articolo ha l’obiettivo di chiarire:

  • che cos’è la TORS, quando può essere utile e quali sono i suoi limiti nel trattamento dei tumori testa-collo;

  • in che cosa consiste la tiroidectomia robotica, quali sono i suoi reali ambiti di applicazione e perché non è indicata per tutti;

  • perché, in entrambi i contesti, la tecnologia è solo una parte di un puzzle più ampio, in cui la scelta della tecnica deve sempre essere guidata da appropriatezza clinica e sicurezza oncologica.


TORS: che cos’è la chirurgia robotica transorale


TORS (TransOral Robotic Surgery) significa operare attraverso la bocca, senza incisioni esterne per la resezione del tumore primario, quando l’anatomia e lo stadio di malattia lo consentono.

La tecnologia robotica permette:

  • una visione ad alta definizione e profondità (3D nei sistemi dedicati),

  • l’utilizzo di strumenti sottili e altamente precisi,

  • un migliore controllo in spazi profondi e ristretti, come l’orofaringe e la base della lingua.


Per quali tumori può essere indicata


Le indicazioni dipendono da sede, estensione e caratteristiche biologiche della malattia. In termini pratici, la TORS viene valutata soprattutto per:

  • carcinomi dell’orofaringe (tonsilla e base lingua) in pazienti selezionati, spesso anche in contesto HPV-correlato;

  • alcune lesioni selezionate della sovraglottide (laringe alta);

  • casi inseriti in un percorso multidisciplinare strutturato.


Perché può essere vantaggiosa (nei pazienti giusti)


Quando l’indicazione è corretta e la procedura viene eseguita da team esperti, i potenziali vantaggi includono:

  • una resezione mirata con intento oncologico (margini adeguati) in sedi profonde;

  • una possibile migliore preservazione di funzioni come deglutizione e voce rispetto ad approcci più demolitori;

  • in alcuni casi, la possibilità di personalizzare i trattamenti successivi in base all’istologia definitiva e al profilo di rischio.

È fondamentale sottolineare che i risultati dipendono in modo decisivo da selezione del caso, esperienza del team e percorso integrato, che può includere chirurgia del collo e trattamenti adiuvanti quando indicati.


Limiti: quando la TORS non è la scelta migliore


La TORS può non essere indicata quando:

  • la malattia è troppo estesa o coinvolge strutture che richiedono altri approcci;

  • l’esposizione transorale è sfavorevole (anatomia, apertura orale, conformazione del collo);

  • sono presenti condizioni cliniche che aumentano il rischio anestesiologico o chirurgico;

  • non è ragionevole ottenere margini oncologici adeguati.


Rischi e complicanze da conoscere


Nessuna tecnica “azzera” i rischi. Tra gli aspetti più importanti da discutere in fase preoperatoria rientrano:

  • il sanguinamento post-operatorio (evento raro ma potenzialmente serio);

  • dolore e disfagia temporanea, con possibile necessità di supporto nutrizionale;

  • complicanze infettive o di cicatrizzazione;

  • necessità di trattamenti adiuvanti (radioterapia e/o chemioterapia) in base all’esame istologico definitivo.


Il percorso corretto: non è solo “robot sì o robot no”


In oncologia testa-collo, la tecnologia rappresenta solo una parte del processo decisionale. La scelta corretta nasce da un percorso strutturato che comprende:

  1. visita ORL con endoscopia;

  2. imaging (TC/RM, PET-TC quando indicata);

  3. biopsia e definizione istologica;

  4. discussione in Tumor Board multidisciplinare;

  5. trattamento personalizzato e riabilitazione (voce, deglutizione, nutrizione);

  6. follow-up e sorveglianza.


Tiroidectomia robotica


Accanto alla TORS, esiste un altro ambito di applicazione della robotica nel distretto testa-collo: la chirurgia della tiroide con accessi remoti. Si tratta però di un capitolo diverso, con obiettivi e indicazioni differenti rispetto alla TORS oncologica delle vie aero-digestive superiori.


Che cos’è la tiroidectomia robotica


Nella chirurgia tiroidea, la robotica non viene utilizzata per operare “dalla bocca” come nella TORS, ma per raggiungere la ghiandola tramite accessi alternativi al collo, tra cui il più noto è l’approccio trans-ascellare.

Il razionale principale è evitare o ridurre la cicatrice cervicale, mantenendo al contempo gli standard di sicurezza della chirurgia tiroidea.


A cosa serve davvero

La tiroidectomia robotica può essere presa in considerazione quando:

  • la patologia tiroidea è ben definita e non complessa;

  • le dimensioni della ghiandola o del nodulo sono contenute;

  • l’anatomia del paziente è favorevole;

  • l’aspetto estetico rappresenta un elemento rilevante per il paziente.

In ambito oncologico, questi approcci sono valutabili solo in casi selezionati, come carcinomi tiroidei a basso rischio, sempre all’interno di un corretto percorso diagnostico e decisionale.


Quando l’approccio tradizionale resta preferibile


La chirurgia cervicale tradizionale rimane spesso la scelta migliore quando:

  • sono presenti volumi importanti o malattia localmente avanzata;

  • è necessaria una dissezione linfonodale estesa;

  • vi sono tiroiditi, interventi pregressi o anatomia sfavorevole.

In questi casi, la priorità resta la sicurezza oncologica e funzionale, non il tipo di accesso.


Messaggio chiave


Anche nella patologia tiroidea, la robotica non è una soluzione universale né una scelta “più moderna a prescindere”.È una possibile opzione per pazienti selezionati, in cui la tecnica rappresenta solo una parte di un puzzle più ampio fatto di diagnosi accurata, indicazione corretta ed esperienza del team chirurgico.


Questo articolo è stato redatto dal Dr. Teodoro Aragona, medico specialista in Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale, con esperienza clinica e chirurgica nella diagnosi e nel trattamento delle patologie ORL e oncologiche del distretto testa-collo.



Le informazioni fornite hanno finalità informative e non sostituiscono la valutazione specialistica.Autore


Il Dr. Teodoro Aragona è medico specialista in Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale. Si occupa di patologie oncologiche testa-collo e chirurgia ORL, con attenzione agli esiti funzionali (voce e deglutizione) e a percorsi diagnostico-terapeutici personalizzati. Svolge attività clinica in Calabria (area di Cosenza) e in Puglia (area di San Giovanni Rotondo/Foggia).


FAQ

La chirurgia robotica è sempre la scelta migliore nei tumori testa-collo?

No. La chirurgia robotica è una possibile opzione, non una soluzione universale. L’indicazione dipende da sede, estensione del tumore, caratteristiche biologiche, anatomia del paziente ed esperienza del team. In molti casi, altri approcci (chirurgia tradizionale, laser, radioterapia o trattamenti combinati) possono essere più appropriati.

La TORS è un’alternativa alla radioterapia?

In alcuni casi selezionati sì, ma non sempre. La scelta tra TORS, radioterapia o trattamenti combinati nasce da una valutazione multidisciplinare e tiene conto di stadio, sede del tumore, fattori prognostici e obiettivi funzionali.

Con la TORS si evitano sempre radioterapia o chemioterapia?

No. La necessità di trattamenti adiuvanti dipende dal referto istologico definitivo (margini, linfonodi, fattori di rischio). In alcuni pazienti la radioterapia rimane indicata anche dopo l’intervento.

Dopo TORS si torna a mangiare e parlare normalmente?

Molti pazienti recuperano bene le funzioni, ma i tempi e i risultati possono variare. In alcuni casi è necessario un supporto logopedico e nutrizionale per ottimizzare il recupero di deglutizione e voce.

Quali sono i principali rischi della TORS?

Tra i rischi più rilevanti rientrano il sanguinamento post-operatorio (evento raro ma potenzialmente serio), dolore, disfagia temporanea e la possibile necessità di trattamenti aggiuntivi in base all’istologia definitiva.

La chirurgia robotica della tiroide è indicata per tutti?

No. La tiroidectomia robotica è riservata a pazienti selezionati, in base a dimensioni della ghiandola o del nodulo, tipo di patologia, anatomia del collo ed esigenze del paziente. L’approccio tradizionale resta spesso la scelta migliore.

Qual è la differenza tra TORS e tiroidectomia robotica?

Sono tecniche diverse con obiettivi diversi. La TORS è utilizzata per tumori selezionati delle vie aero-digestive superiori attraverso un accesso transorale, mentre la tiroidectomia robotica utilizza accessi remoti (come il trans-ascellare) per evitare la cicatrice sul collo.

La tiroidectomia robotica è più sicura di quella tradizionale?

Non necessariamente. La sicurezza dipende soprattutto dalla corretta indicazione, dall’esperienza del team e dal percorso clinico complessivo, non dal tipo di accesso chirurgico.

Il robot “opera da solo”?

No. Il robot non è autonomo: ogni movimento è controllato dal chirurgo. La tecnologia è uno strumento che può migliorare precisione e visibilità, ma non sostituisce l’esperienza clinica.

Quando ha senso chiedere una valutazione specialistica o una seconda opinione?

È utile quando si riceve una diagnosi di patologia del distretto testa-collo, quando viene proposta una strategia terapeutica complessa o quando si desidera capire se esistono alternative chirurgiche appropriate al proprio caso.


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